La Caritas scrive a Minniti

 Lettera della Caritas al ministro Minniti.
“Signor ministro,
la legge 46/17 ha introdotto una serie di modifiche alla normativa in materia di protezione internazionale, tra le quali quella secondo cui l’onere della ‘notificazione degli atti e dei provvedimenti del procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale’ è attribuita al responsabiledelcentro odella strutturadi accoglienza il quale ne cura la consegna al destinatario.
Si tratta di una scelta rispetto alla quale esprimiamo una fortissima contrarietà in quanto riteniamo che la difficoltà della pubblica amministrazione di assolvere alla pubblica funzione degli atti amministrativi non possa e non vada risolta attribuendo questo onetìre ai progetti di accoglienza.
Non si tratta più di sussidiarietà, in questo modo, ma di vera e propria improponibile sostituzione nella funzione pubblica, sulla quale esprimiamo dubbi non solo di tipo tecnico, ma anche etico.
Infatti:
1. La prossimità ai richiedenti asilo e rifugiati nelle nostre strutture e il rapporto che si instaura, date le modalità con cui operiamo nei progetti di accoglienza, comprometterebbe seriamente la fiducia negli operatori  e la stessa gestione dei progetti. Il ruolo degli operatori verrebbe pertanto confuso con quello dei pubblici ufficiali, esorbitando dal mandato e dallo spirito di prossimità del nostro servizio;
2. si tratta inoltre di un ruolo che implica una impropria e grave responsabilità che, in caso di errore dovuto a inesperienza, espone sia gli operatori e i responsabili di strutture che gli stessi beneficiari a conseguenze giuridiche ed economiche inaccettabili.
Per questi motivi, la Caritas italiana esorta il sig. ministro ad adottare un intervento correttivo o esplicativo della norma, chiedendo che siano i comuni e le prefetture, enti istituzionali titolari o committenti della gestione dei servizi di accoglienza dei richiedenti la protezione internazionale, ad assicurare la notificazione dei provvedimenti attraverso personale della pubblica amministrazione”.
Tutto giusto, ma ci permettiamo di aggiungere che non sarebbe stato difficile immaginare, parecchi anni fa, che il principio della cosiddetta “sussidiarietà” avrebbe potuto imboccare proprio questa strada. Cosa che puntualmente è accaduta e sta continuando ad accadere.

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