Non si uccidono così anche i cavalli?

Vogliamo raccontarvi due storie vere, accaduta nelle ultime settimane a Roma. Due storie che hanno per protagoniste due persone rom. E per questo e solo per questo, sono storie indecenti.
La prima è la storia di una ragazza il cui destino è già nel nome: Zingara (anche se lei preferisce farsi chiamare Lisa). Zingara è l’ultima di nove figli e la madre, non potendo o non volendo accudirla, la affida a un istituto nel quale la bambina trascorre parecchi anni fino all’adolescenza. A quel punto il padre, uscito di prigione, se la riprende e la porta con sé al campo della Romanina nel quale la ragazza non vuole e non sa vivere. E deve sottostare alle regole del gruppo dei suoi coetanei che le impongono di addossarsi le colpe (lei è minorenne) dei furti dei motorini compiuti dai più grandi.
Viene perciò tenuta d’occhio dai servizi sociali che più volte segnalano comportamenti ribelli e scarso livello intellettivo fino a che arriva la prima diagnosi: “borderline, disturbi della personalità”…
Dopo qualche anno di turbolenze, Lisa incontra un uomo più grande di lei. E’ una guardia giurata, un brav’uomo che la porta via dal campo e insieme vanno a vivere in una casa di proprietà di Fabio (questo il nome dell’uomo) a Ciampino. Tutto sembra procedere liscio fino a quando Lisa rimane incinta, cosa che spontaneamente segnala ai servizi sociali che la seguono. I quali, ben prima che il bambino nasca, avvertono l’ospedale dove andrà a partorire di non restituire il bambino alla madre “pericolosa per sé e per gli altri” né al padre. Un esempio della pericolosità di Lisa? Aver minacciato una assistente sociale di farle il malocchio e di farla morire in tre giorni!
Difatti, quando nasce Alessandro, che porta il cognome del padre, i sanitari non lo restituiscono alla madre ma le consentono di allattarlo tutti i giorni tre volte al giorno cosa che la donna fa con dedizione amorevole, come attesta il verbale dell’ospedale.
Nel frattempo, le sollecite assistenti sociali trovano una coppia “tanto carina” e decidono di dare il piccolo in pre adozione, ben prima che il tribunale si sia pronunciato. A quel punto, Lisa e Fabio si rivolgono ad una psicologa che lavora in una cooperative chiedendole di essere lei il referente di parte per la vicenda che finisce in tribunale.
Come prima risposta, il tribunale stabilisce che Fabio non possa detenere (ha un regolare porto d’armi) una pistola perché la sua compagna e madre di suo figlio è “pericolosa”, e, poiché lui fa la guardia giurata, viene licenziato.
In prima istanza il tribunale conferma l’allontanamento del bambino e ora, in appello (che dovrebbe concludersi a breve, forse il 12) tutto fa pensare che per i due genitori e per loro figlio non ci sia scampo. La sola cosa che viene “promessa” , quasi una generosa concessione, è che forse il padre, quando il figlio sarà adolescente e se si sottoporrà a un periodo di psicoterapia, potrà avvicinare il figlio!!

La seconda storia è più “normale” perché parla dell’ennesimo sgombero di un campo rom considerato fino a poco fa regolare e ora invece drasticamente “bonificato” così come prevede il Piano della (fortunatamente) ex sindaca Raggi. Siamo a Roma, campo della Barbuta, più o meno la zona è sempre Ciampino.
Vi risparmio i termini dello sgombero nonché le modalità. Vi parlo “solo” di Riba padre di famiglia numerosa, una figlia disabile che, dal 24 settembre, giorno dello sgombero, vive in macchina nel piazzale del distributore di benzina vicino al campo. Alle richieste di garanzie per lui e la sua famiglia, l’ufficio Rom ha risposto che lui non merita assistenza perché non ha voluto firmare il Patto del Comune con i rom.
Il Patto è un accordo capestro che nel piano del Comune avrebbe dovuto essere firmato da tutte le famiglie dei campi che in cambio avrebbero avuto 3000 mila euro una tantum se fossero ritornati in via definitiva nei paesi di origine (quali? Ma esistono ancora? E molti dei figli sono nati in Italia). Oppure, in alternativa, avrebbero ottenuto 800 euro al mese per un anno se avessero “voluto” trasferirsi in un appartamento. Sai in quanti sono riusciti a trovare un appartamento in affitto? Tre e solo tramite conoscenze di conoscenza perché dal Comune non è arrivato alcun aiuto.
Alle reiterate richieste di Riba di essere ricevuto dall’ufficio rom, la risposta è stata che prima avrebbe dovuto far ricoverare la figlia disabile in una comunità. Lui lo ha fatto, anche se non senza dolore. Tutto a posto, dunque? Nemmeno per idea, pochi giorni fa i vigili urbani hanno fatto un sopralluogo là , nel piazzale del distributore, rilevando che l’assicurazione è scaduta da venti giorni e che, se non avesse provveduto immediatamente al rinnovo, avrebbero sequestrato l’auto. Che è anche la attuale casa, sua e della sua famiglia.

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